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Le Grotte di Cristina

Speleosubacquea: risorgente, sifoni e grotte, la continuità della passione.


Le esperienze che hanno costellato e accompagnato la crescita del mio percorso “sommerso”, mi hanno guidato sino alla soglia della speleosubacquea, settore che ritengo si possa considerare l’Università di questo settore.
Il famoso triangolo di Maslow, si può abbinare anche a questo magico e misterioso mondo delle acque nascoste, che per viverle e goderle nel giusto rapporto, richiedono una conoscenza non solo teorica, pratica e didattica ma, anche di cultura nei confronti dell’ambiente e, cosa decisiva un’apertura mentale che conduce al sentimento guida di questa disciplina: l’umiltà. In fondo a questo percorso o all’apice dell’ipotetico triangolo di Maslow c’è il raggiungimento dell’equilibrio psicofisico necessario per affiancare, non aggredire, la natura nelle sue espressioni di forza come gli ambienti sommersi nascosti nel buio, nei meandri della terra. Personalmente non avrei mai potuto abbracciare l’immersione in grotta se non avessi prima conosciuto la discesa “profonda”, nella sua totale realtà cruda e ricca di sfaccettature, tecniche e psicologiche, che evidenziano la propria identità interiore. Anche nel “viaggio verso l’abisso si incontra emozione e sentimento, con tutti gli allegati che si presentano senza mistificazioni.

Rammento le prime volte in cui ho dovuto fare i conti con me stessa laggiù, magari con un centinaio di metri d’acqua sopra di me. Ho imparato a considerare i metri come fossero “un muro”, anche se d’acqua. Il tempo vissuto in quella dimensione lontana, scorre lento e contemporaneamente troppo veloce, mostrando senza sfaccettature la necessità di equilibrio e autocontrollo. Certo si tende a pensare che il “muro” d’acqua è trapassabile ma, è una via di fuga traditrice e ambigua, proprio perché mostra soluzioni facili ai problemi, quando in realtà non è così. L’auto-ascolto interiore, l’umiltà e la razionalità sono sentimenti necessari per penetrare l’ambiente lontano e liquido della nostra origine. Tutto questo mi ha guidato sino all’imboccatura di una grotta allagata dove il desiderio di entrare, nelle viscere della terra si è mostrato fortissimo.

La prima volta che sono scivolata in un condotto al di sotto di una montagna è stata alla Pollaccia in Toscana. Titubante e preoccupata all’inizio, perché non conoscevo le mie risposte emozionali verso quel tipo di ambiente ostruito, mi sono ritrovata poi, felice, con un senso di privilegio nell’essere stata vicino al cuore della vita nella linfa liquida. La seconda vera esperienza in grotta è stata nella risorgenza del famoso sifone all’Elefante Bianco nel Veneto, immersione che ho realizzato da sola.

Sarei fuggita spaventata se non avessi potuto contare sull’esperienza costruita in tanti anni dove la conoscenza dei propri limiti anche interiori era stata primaria. Poi, grazie allo speleosubacqueo Gianni Rodorigo, che mi ha aiutato a capire alcuni aspetti fondamentali della penetrazione in grotta, ho conosciuto il Fontanazzi: risorgenza che si trova in Valstagna nel Veneto. In quell’occasione ho vissuto una dimensione di comfort, quasi disorientante. Quando mi sono trovata di fronte al foro allagato nella roccia ai piedi della montagna, scuro e inquietante, in me si sono scatenate una serie di sensazioni riluttanti e contemporaneamente attraenti. Non riuscivo a smettere di guardare quella bolla d’acqua. Avevo timore, pur continuando a sentire il forte desiderio di scoprire cosa ci fosse là sotto. Poi è arrivato il giorno in cui non c’era più posto per la paura, ora si programmava, si coordinava e si costruiva l’immersione per accedere a …., non sapevo ancora.

La curiosità e l’istinto naturale dell’uomo è rivolto alla conquista di uno spazio, interiore e concreto, spesso sconosciuto a se stesso. La natura sviluppa l’accattivante attrazione sui bisogni inconsci di possesso del proprio territorio e, quale territorio migliore per l’uomo se non l’acqua da cui proviene?

Ma cos’è la speleosubacquea? Per definizione è quel tipo di immersione che richiede penetrazione all’interno di cavità allagate, spesso anguste, con spazi stretti e percorsi prolungati sotto un cielo di roccia, che, non offre nemmeno l’illusione di poter risolvere, risalendo, un problema. E’ anche una penetrazione nell’interiorità di se stessi, della coscienza e coerenza delle proprie capacità e nel rispetto estremo dell’ambiente che comunque usurpiamo.

 

 

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