Benvenuti sul sito di Cristina Freghieri

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Una baia che custodisce la tragica storia bellica di un paese dignitoso e ordinato.

Hel è una penisola che si affaccia sul mar Baltico a circa cinquecento chilometri dal confine germanico. Una lingua di terra lunga quarantacinque chilometri, percorsa da una strada principale che separa la boscaglia odorante di muschio, dalle orlate di sabbia intercalate da piccoli paesi che ancora oggi vivono di pesca e turismo.

Settembre è un mese in cui questa terra, avvolta da una cornice di tenui e disarmanti tramonti, gareggia con gli intensi contrasti del mare.

Il vento, re assoluto, trasforma costantemente la superficie in una giostra altalenante. Trasporta nubi invadenti che schiacciano il cielo, per poi spazzarle rapidamente e lasciare l’immenso azzurro ai giganteschi gabbiani. Terra o mare il gioco è suo.

Ancora oggi il 1 settembre di ogni anno i quotidiani locali ricordano l’invasione della Germania nazista in Polonia avvenuta nel 1939, segnando l’inizio della seconda guerra mondiale. La costa baltica settentrionale, compresa la penisola di Hel, collegava la Germania con la Lettonia, l’allora cosiddetto “corridoio di Danzica” trasformando la grande insenatura in sede di basi navali della marina militare tedesca. Mezzo secolo dopo lo stesso mare, si è trasformato in un’attrazione per subacquei appassionati di esplorazione sui relitti, dove la storia del passato si unisce a tuffi ricchi di emozione.

La maggior parte di relitti sono di nazionalità tedesca.

Il colore del Baltico si alterna tra il grigio plumbeo e il verde cupo sino a trasformarsi in nero avvolgente quando si è nelle sue profondità, rammentando meandri della terra inesplorati. Al di sotto di soli due metri nessuna fonte di luce penetra, come se la superficie si allontanasse molto in fretta.

Perché scegliere allora un mare così complesso?

Dopo un paio di immersioni di adattamento, il mare si mostra nel suo sublime e perturbante fascino. I relitti si presentano intriganti e semispogli per la quasi assenza di fauna, causata delle basse temperature.

Tuffarsi in questo mare equivale ad un viaggio con la macchina del tempo che riporta ad una vita lontana. La barca che ci ospita è costruita con materiale ferroso, la sua forma conica permette di fronteggiare le onde pressoché costanti, anche all’interno della baia.

Nulla è lasciato al caso, e nulla è scontato. Al mio primo tuffo ciò che mi ha disorientata è stato il sapore dell’acqua dolciastra quasi fosse lacustre.

Venti o settanta metri, non cambia nulla. L’acqua è densa e avvolgente e il suo colore verdastro scuro rammenta le acque dei laghi. E’ un mare inquietante e attraente che mette a prova costante qualunque subacqueo esperto. I relitti sono integri, quasi privi di aggregazioni marine. Quando la visibilità è scarsa è complesso avventurarsi lungo le fiancate, poiché facilmente si incontrano reti perdute di pescatori.

Ogni giornata è all’insegna dell’avventura, si parte, ma non si sa esattamente se ci si immergerà nel luogo programmato, ma il capitano sa sempre come ovviare alle intemperie del mare, proponendo alternative accattivanti.

I relitti sono tanti e tutti ancora da scoprire nella loro identità avvolta da questo mare enigmatico. Dopo aver consumato tuffi importanti, bevande calde e dolciumi offerti a bordo, ci accompagnano lungo il tragitto del rientro.

Al tramonto, all’interno del porto i pescatori svuotano le casse del pesce e preparano le reti per la mattina successiva. I gabbiani arrivano in massa, stridendo in un volo festoso. Sono giganteschi e a centinaia. Volano sulla superficie dell’acqua gareggiando l’un l’altro per accaparrarsi il pesce “comodo”

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Nel cielo, le nuvole spinte dal vento che si addolcisce insieme ai colori del giorno che finisce, formano disegni astratti. Si intersecano e si sciolgono in un mosaico senza regole. Infine, il cielo color indaco dipinge con la sua ombra la superficie del mare sino a trasformarla in blu coprente.

Le luci avvolgono il porto, e lentamente il giorno va a morire.

L’ambiente si avvolge in un silenzio dolce, la luna splende alta e illumina le piccole strade della cittadina dove l’ora della cena si consuma insieme al calar della luce, poi come un rito rigoroso, ci si ritrova a brindare nei pab con una vodka mischiata al succo di ciliegia calda.

Questa splendida avventura è stata possibile grazie agli amici che ci hanno aiutato a realizzare questa pagina di “emozione”

Grazie a: Martin Prachař , Silvestr Perknik , Leo Sebesta, Oleg e al capitano Wojciech Jechna, www.bazanurkowa.com

Immersioni - Relitti

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